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Come cambierà la Tv il successo di “EMPIRE” nei prossimi mesi

      febbraio 12, 2015     Senza categoria, Telefilm     

Mentre il rombo del motore di Flash si propagava attraverso le frequenze della CW, e a CBS s’improvvisava un ballo del tacchino immaginando quale compagna perfetta dei nerd di Pasadena sarebbe stata Supergirl, la grande macchina che muove l’intrattenimento in tivù ha dovuto fare i conti improvvisamente con un nuovo carburante quando si è scoperto che il sangue dei telespettatori non ribolle solo per i supereroi. All’inizio dello scorso mese, contro ogni previsione, il musical drama Empire ha acceso un faro nel futuro buio della FOX (ascolti molto bassi per tutti i suoi sceneggiati con l’unica eccezione di Gotham) affermandosi subito come la serie rivelazione della stagione in corso. Un risultato ancora più sorprendente se pensiamo che i numeri drammatici delle ultime stagioni di Glee, così come quelli poco entusiasmanti di Nashville e la cancellazione prematura di Smash, sembravano indicare che in tivù non ci fosse ulteriore spazio per gli show musicali, non più.

Invece, Empire ha scavalcato tutti, diventando la serie drammatica più vista d’America e l’unico show regolare a migliorare gli ascolti per cinque settimane consecutive negli ultimi 23 anni e forse di più (per via di alcuni cambiamenti al sistema di rilevazione i confronti con il passato si fermano all’inizio degli anni ’90). E sebbene sia arrivata in un momento di rinascita per i drama, chiunque abbia seguito nelle ultime stagioni gli andamenti della serialità americana sa che quel 4.6 di rating della scorsa settimana nel target demografico più appetibile, tanto quanto The Big Bang Theory, non è cosa da poco. Cosa spieghi questo successo è fonte di numerose analisi in questi giorni. L’opinione più comune è che il pubblico statunitense o una sua parte stia appoggiando più o meno consapevolmente l’azione ancora di pochi contro il ruolo marginale che la tivù ha riservato agli attori di colore negli ultimi decenni. Ma giustificare ascolti così alti solo con una spalleggiata alla comunità nera sarebbe assai limitato. La verità è che Empire è scritta molto bene, e interpretata anche meglio.

L’ESPEDIENTE. Metti un atleta di colore in una piscina olimpionica e difficilmente otterrai una medaglia d’oro, ma dagli un microfono e ti renderà ricco. Empire (in onda in Italia dal 3 marzo su Fox) fa un ritratto sincero e potente del mondo che ruota attorno alla musica hip-hop, genere dominato dalla comunità afroamericana. Il punto di vista è quello dei Lyon, una famiglia disfunzionale sull’orlo del baratro. Lucious Lyon (interpretato dall’attore nominato all’Oscar per Hustle & Flow: Il colore della musica Terrence Howard) è un ex spacciatore il quale ha lasciato la strada ed è diventato un magnate della musica hip-hop. Tuttavia, il passato torna a tormentarlo quando scopre di avere la SLA e si rende conto di dover assicurare al più presto un futuro al suo impero discografico.

La principale difficoltà di Lucious è capire a chi dei suoi tre figli cedere lo scettro. A Hakeem (Bryshere Gray), il suo prediletto, molto giovane ma musicalmente dotato, sebbene anche uno sciupafemmine distratto da fin troppi vizi? A Jamal (Jussie Smollett), anch’egli un prodigio della musica, poco avvezzo ai riflettori ma così sensibile, benché continui a imbarazzare e far infuriare suo padre andando a letto con i maschi? Oppure ad Andre (Trai Byers), istruito e con una mente per gli affari, già inserito nella Empire Entertainment ma così poco carismatico e provato da un disturbo bipolare? Come se non avesse troppi pensieri per la testa, Lucious deve affrontare anche una tempesta di nome Cookie, la sua schietta ex moglie interpretata in modo straordinario da Taraji P. Henson (Person of Interest). Riemersa misteriosamente dopo 17 anni di prigione per spaccio di droga, lei vede se stessa come l’agnello sacrificale della Empire e della carriera di successo di Lucious, motivo per il quale non si arrenderà fino a quando non avrà mangiato la sua fetta di torta.

POTERE NERO. Una storia appassionate, un cast trascinante e dell’ottima musica. L’autore della colonna sonora di Empire è Timbaland, artista il cui talento è stato riconosciuto con quattro Grammy (l’ultimo dei quali vinto solo pochi giorni fa) e diversi Choice Awards. Il successo della serie che Lee Daniels e Danny Strong hanno creato sembra nascere dall’armonia che questi punti di forza creano insieme, eppure è al suo ritratto della razza, della classe e della cultura popolare nell’America nera contemporanea che l’industria guarda con maggiore interesse. A fornire un dato importante non è solo Empire. Poco prima, ABC ha dato uno schiaffo in faccia alla crisi della commedia con Black-ish, serie appena premiata con cinque NAACP Image Award incentrata su un’agiata famiglia afroamericana la quale cerca di preservare la propria identità culturale mentre insegue il sogno americano.

Kerry Washington e Viola Davis

La stessa ABC che con ScandalHow to Get Away with Murder (Le regole del delitto perfetto) ha visto due donne di colore, Kerry Washington e Viola Davis, ergersi a regine del giovedì sera. Ed era stata proprio quest’ultima, in tempi non sospetti, a bacchettare Hollywood, sostenendo che “una dozzina di attrici bianche lavorano oltre i quarant’anni con ruoli formidabili”, diventando un punto di riferimento per le attrici bianche più giovani. “Non si può dire lo stesso di un sacco di giovani attrici di colore. Ecco perché sto facendo quello che sto facendo”. Ci sono poi For Better or Worse, The Haves and the Have Nots e Love Thy Neighbor, ovvero i drama e le comedy total black o black-friendly di Tyler Perry che con i loro ascolti hanno ritagliato un ruolo importante a un network piccolo e appena nato come OWN. Su BET, dopo l’impresa di The Game, passata da 1,9 a 7,8 milioni di spettatori dopo il trasferimento sul network rivolto ai giovani neri americani, Being Mary Jane con l’attrice di colore Gabrielle Union è stata lo scorso anno il nuovo drama via cavo più visto dal target principale e solo pochi giorni fa ha agguantato il rinnovo per una terza stagione una manciata di ore dopo il suo ritorno con i nuovi episodi.

Dunque, è facile aspettarsi nei prossimi mesi, in vista della nuova stagione, una maggiore predisposizione dei network verso show con protagonisti – e non più solo comprimari – attori di colore. A dire il vero, sta già avvenendo. Pochi giorni fa ABC ha rivelato che Uncle Buck, potenziale comedy basata sul film del 1989 Io e zio Buck, coinvolgerà unicamente attori afroamericani; un annuncio alquanto inconsueto da condividere. NBC ha chiesto con successo all’ideatrice di Love Is a Four Letter Word Diana Son (pena l’esclusione del suo progetto dalla stagione dei pilot) di “scurire” il colore della pelle della coppia al centro del racconto. Anche gran parte dei pilot ordinati dal network hanno forti connotazioni etniche. ABC sta per lanciare American Crime, drama incentrato su un brutale criminale razziale, mentre Netflix porterà presto sui nostri schermi una delle poche serie di fantascienza, probabilmente la prima, con protagonista un supereroe di colore, Luke Cage (Mike Colter). History è vicina a un accordo per una nuova versione dell’acclamata miniserie Radici, mentre sempre il Pavone sta lavorando con Stevie Wonder allo sviluppo di Freedom Run, miniserie dedicata a un importante evento della storia nera americana: la rete Underground Railroad usata per trasferire segretamente schiavi dal Sud al Nord del Paese. E potremmo continuare…

MUSICA, MAESTRO! Con ogni probabilità assisteremo anche a una rinascita del musical in tivù, ritratto in maniera meno onirica e più ancorata alla realtà, persino di un’altra epoca. Netflix ha appena annunciato l’arrivo nel 2016 di The Get Down, musical drama dell’elogiato filmmaker Baz Luhrmann (Il grande Gatsby, Moulin Rouge!) descritto come “una mitica saga su come una New York sull’orlo della bancarotta abbia dato alla luce l’hip-hop, il punk e la disco, raccontata attraverso la vita e la musica dei ragazzi del South Bronx che hanno cambiato la città, e il mondo… per sempre”. È ambientata nello stesso periodo, ma ritrae tutt’altro punto di vista – Richie Finestra (Bobby Cannavale), un discografico di New York City in cerca di una nuova opportunità per la sua etichetta – il musical drama che HBO sta preparando con Martin Scorsese, l’ideatore di Boardwalk Empire Terence Winter e Mick Jagger.

Sempre HBO ha avviato una nuova collaborazione con l’ideatore di Six Feet Under e True Blood Alan Ball per portare in tivù, con l’aiuto di Elton John, Virtuoso, drama con sonorità classiche ambientato a Vienna durante il 18° secolo. E allontanandoci ancora di più dagli ambienti della black music, qualche mese fa NBC ha destato un certo scalpore quando ha annunciato di essere concentrata con Michael Hirst, l’ideatore de I Tudors e Vikings, sullo sviluppo di The Beatles, miniserie incentrata sulla leggendaria band inglese. Infine, a dicembre FX ha ordinato il pilota di Atlanta, comedy dell’ex star di Community e rapper Donald Glover ambientata sullo sfondo della scena musicale, probabilmente prevalentemente nera, della città georgiana

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