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Autopsy: la recensione, apri il tuo cuore al male

      marzo 1, 2017     Cinema, Film, Horror, Recensioni, Senza categoria     

M2 Pictures presenta Autopsy, un film horror viscerale, che si avvicina ad Alien, dai risvolti sorprendenti e terrificanti e che uscirà al cinema l’8 Marzo.

Autopsy

Autopsy (The Autopsy of Jane Doe) è un horror high concept dai risvolti sorprendenti e terrificanti. Ispirato per stessa ammissione degli sceneggiatori Richard Naing e Ian Goldberg a grandi classici come Il coltello nell’acqua e Repulsione, due film di Roman Polanski molto claustrofobici, AUTOPSY si svolge in un obitorio della Virginia dove due medici legali, padre e figlio, interpretati da Brian Cox e Emile Hirsch devono effettuare l’autopsia del corpo di una giovane donna dall’identità sconosciuta rinvenuto sulla scena di un pluriomicidio.

Prodotto da Eric Garcia (sceneggiatore di Repo Man e Il genio della truffa) con Fred Berger (La La Land), ai quali si sono poi aggiunti gli inglesi Ben Pugh e Rory Aitken (Shifty, Welcome to the Punch – Nemici di sangue), il film si discosta molto dai soliti horror caratterizzati da case stregate o esorcismi. Cercando di accentuare ulteriormente queste peculiarità del progetto, i produttori hanno voluto dare un tocco europeo al film che non lo facesse apparire un classico horror americano. La regia del film è stata così affidata al norvegese André Øvredal, che aveva già ottenuto ampi consensi di critica per Trollhunter nel 2010.

Proprio l’importanza dell’aspetto psicologico tra i due protagonisti ha guidato la scelta del cast su due attori di spessore e talento come Brian Cox e Emile Hirsch che, colpiti anche loro dalla sceneggiatura insolitamente approfondita e curata per un horror, hanno immediatamente accettato di interpretare il film.

Osannato anche da grandi autori come Stephen King e Guillermo del Toro, che lo hanno definito “un horror viscerale” “elegante ed efficace”, AUTOPSY si candida a diventare uno dei nuovi titoli cult del suo genere.

SINOSSI

Tommy Tilden (Brian Cox) è un esperto medico legale e gestisce con suo figlio Austin (Emile Hirsch) un obitorio in Virginia. Un giorno lo sceriffo del posto arriva con un caso di emergenza, il cadavere di una donna sconosciuta ritrovato in un seminterrato a seguito di un pluriomicidio. Sembra un caso come tanti, ma nel corso dell’autopsia i due professionisti vengono man mano turbati da nuove, terrificanti scoperte. Il corpo della donna è perfettamente conservato all’esterno, ma all’interno è stato smembrato e rimangono segni di cicatrici e bruciature, come se fosse stata vittima di un orribile e misterioso rituale di tortura. Mentre padre e figlio cercano spiegazioni scientifiche plausibili a queste scoperte raccapriccianti, cose sempre più inspiegabili sembrano succedere nell’obitorio…

La principale caratteristica del film è la continua tensione che si avverte fin dalle prime battute; si passa dalle battute semi-divertenti, alle scene che mettono ansia e angoscia quasi per tutta la durata del film. La storia non è per niente scontata e banale e fa sì che “Autopsy” sia un film imprevedibile e a tratti quasi incompressibile. Se inizialmente si può pensare a un thriller, pian piano il film entra nel vivo diventando un horror a tutti gli effetti, nonostante l’elemento principale siano i cadaveri, quello splatter è quasi del tutto assente o meglio ancora non è dominante…

La location è una casa, un luogo di lavoro sotterraneo claustrofobico, ricco i grandi spazi, che a lungo andare diventano oscuri e tenebrosi.  Un luogo di lavoro adatto per un medico legale e il suo collaboratore, il figlio, i due protagonisti, alle prese con un cadavere non identificato (Jane Doe) la cui analisi è richiesta dalla polizia locale il prima possibile, dato che è stato trovato sul luogo di un duplice omicidio.

Autopsy

Notevoli le prestazioni dei protagonisti Brian Cox (visto anche in “X-Men 2”) e Emile Hirsch (visto in “Into The Wild”), rispettivamente nei panni del padre e del figlio; due grandi attori che aggiungono qualità al film.

Ma la vera protagonista indiscussa del film è Jane Doe, interpretata da Kelly Olwen, che presta il corpo per interpretare un cadavere muto, anonimo e sconosciuto. Il suo è un elemento quasi onnipresente in tutte le inquadrature, una presenza terrificante, ansiosamente e perennemente immobile anche se la sensazione che dà è quella di potersi risvegliare da un momento all’altro. La bellezza del suo corpo pian piano viene meno a causa dei numerosi tagli che le vengono fatti e tutto questo allude a una visione splatter che non diventa esagerata.

Autopsy

Altro elemento fondamentale sono le inquietanti scenografie abbinate ai giochi di luce e ombre che trasformano con il passare del tempo il laboratorio un luogo degli orrori; il tutto è accompagnato dai classici oggetti tipici degli horror del passato: botole, stanze segrete, inceneritori e condotti d’areazione che nascondono macabre sorprese. Nonostante sia un horror, il film racchiude in sé diverse tematiche, come: il rapporto padre/figlio, il dolore della perdita e l’elaborazione del lutto, elementi abbastanza rari per un film del genere.

In conclusione, sulla scia di “Alien”, del primo Cronenberg e di pellicole come “The Messenger”, “Autopsy” resta un film “da vedere, ma non da soli”.

VOTO: 7.5/10

Ecco il trailer in italiano del film:

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